Il bigliettino in cimitero con il nome “Marco” e lo sfogo che rimette tutto in gioco: le novità sul delitto di Garlasco e l’omicidio Chiara Poggi.
Si torna a parlare del bigliettino di cui avevano discusso in una vecchia intercettazione sul delitto di Garlasco, Rita Preda, madre di Chiara Poggi, e l’avvocato Tizzoni. In particolare sul contenuto di tale fogliettino trovato in cimitero che recitava una frase tragica e misteriosa: “Ad uccidere è stato Marco….”. Proprio il nome in questione aveva portato a diverse ipotesi e una di queste aveva ricondotto a Marco Panzarasa, amico e compagno di liceo di Alberto Stasi ai tempi dell’uccisione della povera ragazza, sul quale sono arrivate ora delle precisazioni da parte dei suoi legali.

Delitto di Garlasco: il nome “Marco” sul bigliettino in cimitero
Come anticipato, la vicenda legata al nome “Marco” fa riferimento al dialogo intercettato emerso tra Rita Preda, madre di Chiara Poggi, e l’avvocato Tizzoni, andato in scena nell’ottobre 2007, ovvero pochi mesi dopo l’uccisione della ragazza avvenuta il 13 agosto 2007. In quella circostanza, la madre della vittima aveva raccontato di aver trovato un bigliettino in cimitero con la scritta: “Ad uccidere è stato Marco……”.
In quella circostanza, Tizzoni aveva domandato delucidazioni sull’identità di quel “Marco” ipotizzando, con una domanda, se si potesse trattare di Marco Panzarasa, all’epoca amico di Alberto Stasi e suo compagno di liceo. Tale vicenda ha comportato ovviamente delle reazioni a Panzarasa che ha visto i suoi legali intervenire.
Marco Panzarasa e l’intervento dei legali dopo il caso bigliettino
Le avvocatesse Orietta Stella e Cristina Castagnola, legali di Marco Panzarasa, amico e compagno di liceo di Alberto Stasi ai tempi del delitto di Chiara Poggi, sono intervenute per difendere la posizione dell’uomo chiamato in causa dopo le ultime rivelazioni sul giallo di Garlasco. Le legali hanno denunciato “l’ennesima campagna diffamatoria” e hanno ribadito che “la magistratura ha da tempo e in più occasioni, irrevocabilmente stabilito che ogni accostamento – anche indiretto – del nostro assistito al tragico evento costituisce una grave diffamazione a suo danno, fondata su fatti falsi, inventati e dolosamente distorti”.
I due avvocati hanno poi proseguito in una nota diffusa dall’ANsa che “la posizione dell’Avv. Panzarasa è stata nel corso degli anni approfondita ed esaminata dalla Procura della Repubblica dell’ormai ex Tribunale di Vigevano, la quale, all’epoca, si occupava delle indagini ed è stata affermata la sua completa estraneità rispetto ai fatti delittuosi” e “tale estraneità non è stata in alcun modo scalfita dalle nuove indagini attualmente condotte dalla Procura della Repubblica di Pavia”.
“Anzi, l’Avvocato Panzarasa si è prontamente sottoposto, come aveva sempre fatto in passato, agli accertamenti scientifici ammessi in sede di incidente probatorio su sollecitazione, nel suo caso, della parte civile, i quali hanno dato tutti esito negativo”. I due legali hanno aggiunto come sia “inammissibile ed eticamente inaccettabile che la reputazione personale e professionale dell’Avv. Panzarasa sia ciclicamente oggetto di allusioni ed insinuazioni la cui falsità è evidente”.
In questa ottica “attualmente sono al vaglio altri articoli, video e post pubblicati su diverse piattaforme social e per i quali si sta valutando di procedere a tutela non solo del Collega, ma anche della sua famiglia, la quale viene continuamente chiamata alla ribalta delle cronache senza costrutto alcuno”.